La strage di Capaci

   Il 23 ( ventitré ) Maggio di 28 ( ventotto ) anni fa la Repubblica Italiana è stata profondamente ferita con uno dei più terribili e incredibili attentati terroristici della sua storia. La mafia siciliana ha colpito l’Italia e tutti gli Italiani onesti, in un modo mai visto prima nella storia del paese. Il loro obiettivo era uno solo, il giudice Giovanni Falcone. 

Il colpo è stato forte, come un pugno in faccia alle istituzioni italiane. Era un messaggio di guerra, contro lo stato e i suoi fedeli e coraggiosi rappresentanti. Il giudice Falcone, insieme a tutta la sua squadra di collaboratori, era un simbolo di speranza per i cittadini, rappresentava la possibilità reale di vincere la guerra contro i criminali.   

La mafia ha deciso di distruggere questa speranza. Lo Stato doveva capire che l’organizzazione era disposta a tutto per mantenere il suo potere. Falcone, e il suo gruppo di giudici, aveva creato troppi problemi ma, soprattutto, dava coraggio alle persone. Il suo lavoro faceva sentire la presenza dello stato nelle zone controllate dai mafiosi. La paura è un’arma potente per i criminali e se il terrore scompare anche il loro potere scompare. Falcone era un simbolo potente e la sua morte doveva essere simbolica, doveva essere ucciso in un modo violento per spaventare i cittadini di tutta l’Italia e dimostrare la sconfitta dell’onestà.

   Purtroppo l’operazione progettata da questi pazzi criminali ha avuto successo il 23 Maggio 1992 ( mille novecento novantadue ) alle 6.57 del pomeriggio, vicino al territorio del comune di Capaci in provincia di Palermo. Una potentissima bomba ha fatto esplodere l’auto del giudice, le auto della sua scorta e un lungo tratto dell’autostrada A29. Le immagini della distruzione causata dall’attentato sono terrificanti. 

  Tutta l’Italia è restata con il fiato sospeso per molti giorni davanti alla TV o leggendo il giornale. E’ stato un vero shock. Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro sono morti. Ventritré persone sono state ferite e una intera nazione è stata sconvolta. In alcune prigioni italiane i mafiosi hanno festeggiato la notizia dell’attentato e della morte del giudice loro nemico. In quei giorni il Parlamento Italiano era riunito per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Tutto era stato programmato, l’attacco era avvenuto in un momento di debolezza delle Istituzioni. Due giorni dopo Oscar Luigi Scalfaro è stato eletto Presidente della Repubblica  in un clima di grande tensione.

  Il famoso boss Giovanni Brusca ha fatto esplodere la bomba. Il violento criminale aspettava l’auto del giudice a poca distanza dall’esplosione insieme a un altro famoso boss, Antonino Gioè. Tutti i capi delle più potenti organizzazioni criminali siciliane era d’accordo con la decisione di uccidere Falcone. Tutti odiavano il giudice come loro peggiore nemico. Molto tempo dopo sono state fatte anche ipotesi più terribili, si è parlato spesso di aiuti alla mafia da parte di uomini molto potenti della società italiana. Molte persone pensano che Falcone e i suoi uomini non sono stati protetti bene dallo stato e, anche per questo, la mafia è riuscita a progettare un attentato cosi complesso.

   Non tutto è andato come la mafia aveva programmato. La loro idea di terrorizzare la nazione non è riuscita completamente. Questo colpo è stato molto forte ma è stato anche l’inizio di un sentimento popolare di disprezzo per uomini cosi spietati. Nei mesi successivi sono arrivati altri terribili attentati ma, invece di spaventare i cittadini, tutto questo ha fatto crescere la rabbia nei confronti dei mafiosi. Tutta la violenza usata dalla mafia alla fine ha unito la popolazione in un unico grido di indignazione e di protesta,  che ha spinto lo stato a una risposta dura contro le organizzazioni criminali.

  Negli anni successivi molti mafiosi sono stati arrestati grazie al duro lavoro di altri giudici coraggiosi e, forse, questo attentato è stato l’inizio della fine per molti criminali. I processi per trovare la verità sono durati molti anni, molti colpevoli sono in prigione, tanti mafiosi sono stati condannati a molti anni di prigione e si sono arresi alla giustizia.

   La lotta contro la criminalità non è certo finita e forse ancora oggi non conosciamo tutta la terribile verità su questa strage di eroi. Solo quando tutto sarà chiarito sarà onorata la memoria di questi martiri italiani che hanno dato la vita per combattere la piovra in nome di tutto il popolo italiano.