Il DanteDì nasce nel 2020 (duemila venti) su iniziativa del Governo Italiano. L’idea originale, però, è di  Paolo Di Stefano,  un giornalista del Corriere della Sera che ha suggerito l’iniziativa in un suo editoriale del 19 (diciannove) giugno 2017 (duemila diciassette).  Il DanteDì è la giornata nazionale dedicata al celebre Durante di Alighiero degli Alighieri, meglio conosciuto semplicemente come Dante o con il soprannome di Sommo Poeta

Sandro Botticelli - Dante Alighieri - 1495

  In questo giorno si celebra la vita e l’opera di questo importantissimo personaggio della storia d’Italia che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per tutto il mondo della cultura italiana. Sono molti gli eventi culturali organizzati per l’occasione, la Rai per esempio ha addirittura creato un portale su internet pieno di documentari e contenuti interessanti su Dante.

  Non sappiamo con esattezza la data di nascita del Poeta e quindi, per festeggiare il DanteDì, è stato scelto il giorno in cui è iniziato il suo incredibile viaggio attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. I dantisti più famosi, infatti, hanno fissato il 25 (venticinque) marzo come data di inizio di questo straordinario racconto e l’hanno scelta per celebrare Dante e la sua opera più importante: la Divina Commedia.  

  La Divina Commedia è il capolavoro del Sommo Poeta ma rappresenta anche l’opera più importante della letteratura italiana, la tappa fondamentale per la nascita e lo sviluppo della lingua italiana come la conosciamo oggi. Dante, infatti, è considerato, insieme a Petrarca e Boccaccio, il padre della lingua italiana e la sua Comedia è stata  il primo testo a dare popolarità e prestigio alla lingua volgare fiorentina.

  La Commedia, infatti, è stata la prima opera scritta in volgare ad ottenere un successo talmente importante da elevare il dialetto del popolo fiorentino fino a raggiungere la dignità di lingua letteraria al pari del latino. Grazie al contributo di questa pietra miliare della cultura italiana, il dialetto toscano ha iniziato a imporsi in tutta la Penisola come lingua usata nella letteratura fino a trasformarsi, nei secoli a venire, nella nostra amatissima lingua italiana. 

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Frontespizio dell'editio princeps della Divina Commedia (11 aprile 1472)

  La vita del Poeta spesso presenta delle incertezze sulle date ed è complesso stabilire il periodo esatto in cui ha composto il suo meraviglioso poema. Come già detto non conosciamo la data di nascita di Dante ma, secondo diversi critici, lui ha composto la Divina Commedia in un periodo compreso tra il 1304 (mille trecento quattro) e il 1321 (mille trecento ventuno), durante gli anni del suo esilio lontano da Firenze. Il titolo originale dell’opera era semplicemente “Comedia”. Il primo ad usare l’aggettivo Divina, riferito al poema, è stato Boccaccio, grande ammiratore del Poeta e del suo capolavoro. Il titolo “La Divina Commedia”, invece, è stato usato per la prima volta in modo ufficiale solo nel 1555 (mille cinquecento cinquanta cinque) su un’edizione del libro stampata da Gabriele Giolito de’ Ferrari.

  La Divina Commedia è stata scritta in volgare fiorentino con una metrica fatta di terzine, cioè gruppi di tre versi formati da undici sillabe chiamati endecasillabi. La rima che lega insieme i versi tra di loro è quella delle terzine incatenate. In questo stile il primo verso di una terzina è in rima con il terzo, cioè l’ultimo, mentre il secondo verso è in rima con il primo verso della terzina successiva. Dante è stato talmente bravo a perfezionare questa metrica nella sua Comedia che la struttura viene definita anche Terzina Dantesca, proprio per indicare la straordinaria capacità del Poeta di scrivere versi in questo modo.

  Il poema di Dante è diviso inoltre in tre cantiche che rappresentano i tre mondi in cui è diviso l’aldilà secondo la tradizione cristiana medioevale, all’epoca del Poeta. La struttura della Comedia, infatti, corrisponde all’idea cristiana di un oltretomba diviso in tre regni : Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ogni cantica porta quindi il nome di uno dei regni ed è formata da un gruppo di 33 (trentatrè) canti, ad eccezione dell’Inferno che ne contiene uno in più. Ogni canto, a sua volta, è diviso in un numero di terzine incatenate compreso tra 115 (centoquindici) e 160 (centosessanta).

“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura,
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

 

  La Commedia racconta il viaggio immaginario di Dante in questi mondi ultraterreni. Il cammino del Poeta inizia alle porte dell’Inferno e attraversa tutti e tre i regni del mondo dei morti per terminare nell’incontro finale con la Trinità

  La descrizione di questi luoghi all’interno dell’opera è così suggestiva e popolare da essere diventata la rappresentazione dell’oltretomba più comune e diffusa in molte culture di tradizione cattolica. Dante, inoltre, non è solo nel suo lungo viaggio ma viene accompagnato da tre guide che gli indicano la strada e lo aiutano a comprendere l’incredibile realtà che lo circonda lungo tutto il percorso.

Rafael Flores - Dante e Virgilio - 1855

  Il grande Virgilio, autore dell’Eneide, è la guida del Poeta prima nell’Inferno e poi nel Purgatorio, ma non può andare oltre questo confine e deve cedere il posto a una nuova anima in grado di accompagnarlo per il resto del cammino. Dante è costretto a collocare Virgilio nell’Inferno, perché è vissuto come pagano senza battesimo, ma gli riserva un posto nel Limbo. In questo luogo di confine prima dell’Inferno si trovano i non battezzati, anime di persone marchiate dal peccato originale che però hanno vissuto nel bene e non si macchiate di altri peccati al punto da diventare dannate. Per questa ragione, quindi, anche se il grande poeta latino ha vissuto una vita virtuosa deve separarsi da Dante nell’ultima parte del Purgatorio, all’ingresso dell’Eden, perché non gli è permesso varcare le porte del Paradiso.

  Attraverso il Purgatorio, invece, Dante ha lavato i suoi peccati ed è pronto per entrare nel regno dei beati, infatti un’altra importante figura lo attende già nel Paradiso Terrestre, pronta a prendere il posto di Virgilio come sua guida. Per il suo viaggio nell’ultimo regno dell’oltretomba Dante ha la possibilità di rivedere finalmente Beatrice, la donna che ha amato di più nella sua vita e che viene scelta nelle sfere celesti apposta per accompagnarlo nel suo incredibile cammino attraverso il regno dei cieli.

Dante e Beatrice sulle rive del Lete (1889), opera del pittore venezuelano Cristóbal Rojas

  Il Sommo Poeta non ha scritto nemmeno un verso per sua moglie Gemma ma ha lasciato al mondo delle rime indimenticabili dedicate alla sua musa ispiratrice. La donna che Dante ha amato tanto non è una figura ideale e immaginaria ma è una persona realmente esistita.

  Si tratta infatti di Beatrice Portinari, detta Bice, che il Poeta incontra per la prima volta a soli 9 (nove) anni e che purtroppo muore molto giovane a soli 24 (ventiquattro) anni. Il significato del nome Beatrice è “colei che rende beati” e Dante lo sceglie per parlare di Bice nelle sue opere. Il Poeta ha scritto di lei in molti componimenti come “Vita Nova” o le “Rime”, ma è nelle Divina Commedia che ha reso immortale la memoria di Bice come protagonista di uno degli scritti più importanti della storia della letteratura mondiale.

  Insieme a Beatrice, quindi, Dante prosegue il suo viaggio e incontra gli spiriti e i beati, che sono meno numerosi dei dannati dell’Inferno e dei penitenti del Purgatorio. La sua musa lo accompagna attraverso tutti i cieli che compongono il Paradiso ma anche lei deve lasciare il Poeta prima del suo incontro più importante.

Philipp Veit - San Bernardo di Chiaravalle

  L’ultima guida di Dante è infatti San Bernardo, che lo conduce attraverso l’Empireo fino al momento più importante di tutta l’opera. Nell’incontro finale con la Trinità, infatti, il Poeta raggiunge la pace e la completa armonia grazie all’amore di Dio che descrive con i famosi versi “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

  Un’interessante curiosità riguarda queste popolari rime finali perché il Poeta conclude ogni cantica della Divina Commedia con la parola “stelle”. L’Inferno, infatti, si chiude con il verso “E quindi uscimmo a riveder le stelle” mentre “Puro e disposto a salir a le stelle” è quello che mette fine al Purgatorio.

  La versione originale della Commedia purtroppo è andata perduta. L’opera è stata composta molto prima dell’invenzione della stampa e quindi nei primi secoli è stata scritta e ricopiata a mano. Molto spesso sono state fatte delle modifiche che hanno cambiato l’opera e oggi non esistono due manoscritti uguali con la stessa versione originale di Dante. Impossibile scegliere quello giusto. La Divina Commedia che studiamo oggi è infatti la ricostruzione basata sull’analisi di circa 700 (settecento) manoscritti realizzati tra il XIV e il XV secolo.

  La Comedia è probabilmente il componimento poetico più importante della letteratura italiana e per questo motivo lo studio dell’opera è obbligatorio nel sistema scolastico italiano. Questo scritto immortale è il capolavoro di Dante, il testo fondamentale per la nascita dell’Italiano e anche una delle più importanti fonti sulla civiltà e sulla vita nel medioevo. Per tutte queste ragioni è considerata una delle opere più grandi della letteratura di tutti i tempi ed è conosciuta, ammirata e studiata in tutto il mondo.

  Dante è stato uno degli italiani più illustri della storia, ha dato gloria e fama alla nostra bella terra ed è per questo che lo celebriamo ancora oggi, a 700 (settecento) anni dalla sua morte, e lo celebreremo ancora nei secoli a venire.

Grazie Sommo Poeta

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