Il terremoto in Irpinia

“Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi troppo tardi”

Sandro Pertini

  Erano le ore 19:34 (diciannove e trentaquattro) di domenica 23 (ventitrè) novembre 1980 (mille novecento ottanta) quando per 90 (novanta secondi) secondi la terra ha tremato dall’Irpinia al Vulture, a cavallo tra Campania e Basilicata. Un evento sismico, o più semplicemente terremoto, ha colpito il Sud Italia con una magnitudo di 6.9 sulla scala Richter a una profondità di circa 10 Km (dieci chilometri). Sulla superficie terrestre un pezzo di Italia grande 17.000 km² (diciassette mila chilometri quadrati ) è stato squassato in pochi secondi con danni di grado X (dieci) sulla scala Mercalli, che serve a valutare i danni materiali causati da un terremoto.

  In un minuto e mezzo questa potente e inarrestabile forza ha gettato nel panico e nella disperazione migliaia di persone in almeno tre province e circa duecento comuni. I danni più grandi, infatti, sono nelle province di Avellino, Salerno e Potenza, ma tante altre zone sono state colpite in modo meno grave. Quando la terra ha smesso di tremare in molte città il panorama era fatto di rovine, molte persone sono rimaste uccise e molte sono state le persone disperse, intrappolate tra le macerie delle case e dei palazzi distrutti dalla violenza del sisma.

  Il terremoto è stato uno dei più violenti mai visti in Italia. Nelle zone colpite il pessimo stato di abitazioni, palazzi e infrastrutture è sicuramente stata una delle cause dell’enorme distruzione che quelle città hanno subito. Nei giorni successivi, invece, la mancanza di organizzazione, l’assenza di una forza di Protezione Civile e anche l’incapacità di alcuni responsabili dei territori, sono state forse le cause di un numero più alto di vittime e feriti.

  La sofferenza della popolazione è stata grande, con pochi mezzi a disposizione, soccorsi lenti e senza un rifugio sicuro dove passare quelle drammatiche ore. Le zone colpite spesso erano difficili da raggiungere a causa della posizione o del crollo delle vie di accesso. I superstiti e i soccorritori  hanno cercato per giorni e con i pochi mezzi di scavare per estrarre feriti e vittime da sotto le macerie.

Una tragedia enorme.

  Il 25 novembre, dopo breve tempo dalla tragedia, il nostro amato Sandro Pertini è stato l’unico uomo di stato che ha avuto il coraggio di camminare in mezzo a quello spettacolo di devastazione e morte, per vedere con i suoi occhi la situazione dei suoi concittadini. Solo lui ha potuto avvicinare queste persone, abbracciarle e portare conforto perché amato e rispettato da tutti. In tanti hanno cercato di convincere questo cocciuto Presidente della Repubblica a non andare in quei luoghi, ma nessuno è riuscito fermare questo gigante che si rifiutava di stare con le mani in mano a Roma mentre migliaia di Italiani soffrivano in quella terribile situazione.

  Le immagini della sua visita sono rimaste nella storia. Pertini camminava senza timore in mezzo a folle di persone impaurite e inferocite col governo e contro la lentezza dei soccorsi. Nessuno lo ha contestato ma molti gli hanno chiesto aiuto e gli hanno parlato della loro rabbia. Il Presidente ha cercato di dare conforto a quelle persone che scavavano le macerie anche a mani nude e che, ancora sporche, andavano incontro a lui per stringere la sua mano, dire qualche parola o ricevere un abbraccio.

Pertini non si è certo negato a questo dovere come altri politici.

“Perché a distanza di 48 ore non si è fatta sentire la loro presenza in queste zone devastate?………Vi sono state delle mancanze gravi, non vi è dubbio, e quindi chi ha mancato deve essere colpito, come è stato colpito il prefetto di Avellino, che è stato rimosso giustamente dalla sua carica. “

Sandro Pertini

  Ma tutti sappiamo che a un uomo di azione come Sandro non bastava certamente stringere mani. La vista di un disastro così grande e la lentezza degli aiuti era stata inaccettabile per questo testardo partigiano. Il 26 (ventisei) novembre decide di fare un discorso in televisione. Il Presidente non ha paura di denunciare le responsabilità del governo.

  Per la prima volta un Presidente della Repubblica si scaglia apertamente contro il governo del Paese e contro la sua incapacità di affrontare la situazione. Il suo tono è solenne, pacato ma allo stesso tempo fermo e deciso. Le sue parole sono dure e precise, non è possibile ignorare il suo tono di denuncia e di forte rimprovero a tutti i responsabili. Il suo discorso fa subito cadere la testa del prefetto di Avellino e causa le dimissioni del Ministro degli interni Virginio Rognoni.

  Ma la voce indignata di Pertini, amato e rispettato da tutti, scuote anche le coscienze dei cittadini e la macchina dei soccorsi si mette in moto sul serio. Nei giorni seguenti l’azione del governo è più adeguata e tantissimi italiani partono da tutto il paese come volontari, per andare ad aiutare i loro fratelli disperati.

  Alla fine di questa vicenda il bilancio è drammatico. Il sisma ha spezzato la vita di 2.914 ( duemila novecento quattordici) persone, ha causato 8.848 (ottomila ottocento quarantotto) feriti e circa 280.000 (duecento ottanta mila) sfollati. Ma questa tragedia è durata decenni. In molti luoghi tantissime persone hanno vissuto in abitazioni di emergenza per lunghi anni a causa dell’avidità della classe dirigente.

  Il fiume di denaro stanziato per cercare di ricostruire quella zona di Italia è finito spesso nelle tasche di politici senza vergogna, imprenditori spregiudicati e criminali spietati. L’orgoglio dei superstiti è stato distrutto, molti sono stati lasciati per anni in condizioni di vita precarie, mentre uomini disgustosi e senza onore si sono arricchiti grazie alla loro disgrazia.

  Negli anni successivi ci sono state inchieste e commissioni parlamentari per indagare su questa terribile pagina di storia dell’Italia, ma le vittime sono state uccise per la seconda volta e la loro memoria è stata oltraggiata in modo irreparabile. Questo è stato forse uno degli eventi che ha dato inizio a una nuova era politica, in cui gli uomini come Sandro Pertini sono quasi spariti completamente per lasciare il posto a esseri umani indegni e senza scrupoli. 

  La tragedia dell’Irpinia, però, è stata una lezione e ha dato l’inizio alla creazione di una moderna Protezione Civile in Italia. Speriamo che anche la situazione eccezionale di questi giorni sia utile a ritrovare un senso di comunità e ci aiuti a migliorare la nostra società per il futuro.

 

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