Il Natale di Roma.
La leggenda di Romolo e Remo.

iSpeakItaliano – Romolo e Remo – Le preposizioni – 21 Aprile 2021

  Roma è una delle città più ricche storia del mondo e le sue origini si perdono in un tempo molto antico, diversi secoli prima della nascita dell’imponente impero dominatore di tutto il Mediterraneo e di gran parte dell’Europa. Esistono alcune leggende nate celebrare in modo solenne la nascita di Florens ma tutto il mondo conosce il mito più famoso, quello dei gemelli Romolo e Remo.

  Il racconto mitologico sul Natale di Roma affonda le sue radici un’epoca precedente, quella della guerra di Troia, combattuta tra Greci e Troiani e celebrata nelle opere Omero. Questa storia comincia la caduta di Troia quando il nipote di re Priamo, figlio di suo fratello Anchise e della dea Venere, è costretto scappare per non cadere in mano ai greci. Enea, infatti, fugge dalla città in fiamme insieme al figlio Ascanio, al padre e a un piccolo gruppo di profughi troiani. Inizia così l’epico viaggio che Virgilio racconta nelle pagine dell’Eneide, il suo famoso poema. L’eroe troiano naviga attraverso il Mediterraneo la sua piccola flotta e, dopo molte avventure, approda alla fine sulle coste del Lazio. In Italia Enea entra in contatto con la popolazione locale e dopo alcuni scontri sposa la principessa Lavinia, figlia del re Latino, e fonda Lavinium, nell’area dell’attuale città di Pratica di Mare.

  Circa trenta anni dopo la nascita di Lavinio, Ascanio, figlio di Enea, fonda una nuova città e la chiama Alba Longa. I discendenti Enea hanno regnato in pace su questa città per molte generazioni fino al VIII (ottavo) secolo a.c. (Avanti Cristo). In questa epoca, purtroppo, un tragico evento rompe la pace e l’armonia di Albalonga. Il perfido Amulio usurpa violenza il trono del fratello maggiore Numitore e costringe la sua unica figlia, Rea Silvia, diventare una vestale, impedire alla ragazza di prendere marito. Il voto di castità della nipote era un buon sistema per evitare la nascita di altri eredi al trono del fratello Numitore e non rischiare vendette da parte dei suoi discendenti. Amulio però non aveva fatto i conti con il volere degli dei. Il dio Marte, infatti, si innamora della bella Rea Silvia e la seduce un bosco sacro. Dalla loro unione nascono due gemelli molto famosi e inizia la leggenda sulla nascita di Roma.

  Rea Silvia paga a caro prezzo la nascita di Romolo e Remo. Lo zio Amulio ordina la sua morte come punizione perché questa era la condanna prevista per una vestale che non rispettava il suo voto di castità. La povera Rea Silvia viene uccisa e il suo corpo viene gettato nell’Aniene, ma il fiume prova pietà la ragazza e la resuscita. Amulio ordina anche di gettare i suoi gemelli nel fiume Tevere uccidere gli eredi legittimi del fratello Numitore e continuare a regnare su Albalonga indisturbato. Gli uomini del re mettono i due bambini una cesta che abbandonano sulle acque del fiume con l’intenzione di farli morire annegati. I due gemelli hanno un destino troppo importante per morire in fasce e il fiume trasporta la loro cesta sana e salva fino alla palude del Velabro, tra i colli Palatino e Campidoglio, dove si ferma al sicuro sulla riva.

  Su questa sponda del Tevere il pianto dei due neonati e il rumore di un picchio attira l’attenzione di una lupa che aveva perso i suoi cuccioli da poco. L’animale prova pietà i piccoli Romolo e Remo e decide di proteggere e allattare i due bambini. Nelle interpretazioni di questo mito la lupa rappresenta probabilmente una prostituta perché la parola “lupae” era usata in quel tempo per indicare le donne che si prostituivano. La fortuna dei gemelli continua perché in quella zona del fiume un pastore portava spesso il suo gregge a pascolare. Faustolo e la moglie Acca Lorenzia trovano Romolo e Remo nella loro cesta e decidono adottare i due bambini come loro figli.

  I figli di Rea Silvia crescono sani e forti grazie alle cure di Faustolo e sua moglie. Quando diventano adulti scoprono la loro storia e tornano ad Alba Longa vendicare la loro famiglia. I due gemelli uccidono Amulio e restituiscono il trono al nonno Numitore. Romolo e Remo possono ora ritornare nei luoghi cui sono cresciuti e ottengono dal nonno il permesso di fondare una nuova città. Romolo e Remo erano però gemelli e nessuno dei due poteva dire di essere il primogenito, questa ragione nessuno dei due poteva affermare il diritto di diventare re, decidere il luogo su cui fondare la città o il suo futuro nome. Si formano quindi due gruppi tra le popolazioni del luogo, uno a favore di Remo e l’altro a favore di Romolo. La fortunata storia dei due fratelli si trasforma alla fine in una tragedia.

  Romolo è deciso a costruire il nuovo insediamento sul colle Palatino e a usare il nome di Roma mentre Remo sceglie il colle Aventino e il nome di Remora. Secondo lo storico Tito Livio i fratelli decidono affidare ai segni degli dei la decisione sul futuro della città e sul nome del suo re. Il primo presagio tocca a Remo che avvista sei avvoltoi in cielo mentre Romolo sostiene di aver visto ben dodici avvoltoi, il doppio del gemello.

  Esistono due versioni della leggenda su quello che è successo a questo punto della storia. Una prima versione parla di uno scontro i due gruppi in cui Remo viene ucciso, colpito nella mischia. La versione più famosa della vicenda, invece, racconta gli avvenimenti modo più drammatico. Romolo afferma il diritto di fondare Roma e scava con l’aratro il Pomerium per indicare il confine sacro della nuova città. Remo non è d’accordo e provocare il fratello oltrepassa il Pomerio. A causa questo gesto Romolo, accecato dalla rabbia, uccide il suo gemello e pronuncia la storica frase : “Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura”.

  Con il fratricidio di Remo non ci sono più avversari e Romolo conquista il potere su tutti e due i gruppi. In quel 21 (ventuno) aprile del 753 (settecento cinquanta tré) a.c. (Avanti Cristo) nasce quindi la Città Eterna.

  Tanti auguri Roma!







Soluzione

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Una risposta a “Il Natale di Roma.<BR>La leggenda di Romolo e Remo.”

  1. B dice:

    Complimenti. È una bella spiegazione. Grazie

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