Bella Ciao è probabilmente il canto popolare italiano più famoso nel mondo, da sempre associato alla storia della Resistenza italiana e alla lotta al nazifascismo. Tutti forse riconoscono le note e le parole di questo inno partigiano, ma non molti, probabilmente, conoscono la sua vera storia, molto più complessa e misteriosa.

  La sua origine, per esempio, è assai incerta perchè le ipotesi sulla genesi di parole e musica sono diverse. Il primo testo ufficiale è stato pubblicato solo nel dopoguerra e senza un autore certo.

  Una delle teorie sulla nascita di Bella Ciao è quella di Costantino Nigra. Il famoso inno, secondo Nigra, si basa sulle parole di “Fior di Tomba” una canzone popolare piemontese dell’Ottocento. In una delle diverse varianti di questo canto troviamo per la prima volta la frase “Sta mattina, mi sun levata” molto simile al verso “una mattina, mi son svegliato” che tutti conosciamo bene.

  Il canto racconta la storia di una bella e giovane donna morta per amore di un uomo e dei fiori che crescono sulla sua tomba. Questo tema, però, è quasi certamente presente in una canzone di origine francese del XV (quindicesimo) secolo. Questa idea parte dalla Francia e arriva in Piemonte con la versione Fior di Tomba. In Trentino la canzone si trasforma in “Il fiore di Teresina”, diventa “Stamattina mi sono alzata” nella versione veneta e infine dà vita alla Bella Ciao del Partigiano che tutto il mondo canta. Un viaggio molto lungo e con molte diverse trasformazioni.

  Per alcuni, infine, la Bella Ciao che conosciamo deriva da una canzone molto simile cantata nelle risaie dalle mondine padane, anche se questa ipotesi non convince molto perché questa versione è quasi certamente dello stesso periodo o addirittura al dopoguerra.

  Un piccolo mistero, quindi, nasconde la nascita di questo nostro famoso canto partigiano.

  Un’altra interessante curiosità riguarda la storia della grande popolarità di Bella Ciao. Come abbiamo già detto, la canzone è considerata in Italia e in tutto il mondo l’inno della Resistenza anche se tanti partigiani hanno sempre negato questo importante legame e molti hanno sostenuto che in realtà solo pochissime brigate combattenti forse cantavano Bella Ciao durante la guerra contro i nazifascisti. Persino l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) ha ufficialmente affermato che questo testo non faceva parte di nessuna raccolta di canti partigiani prima degli anni ’50 (cinquanta) e che è diventato molto importante solo venti anni dopo la fine della guerra. 

  La canzone che tutto il mondo conosce è la versione del partigiano pubblicata per la prima volta nel 1953 (mille novecento cinquanta tre) sulla rivista La Lapa e per la seconda volta sul quotidiano l’Unità nel 1957 (mille novecento cinquanta sette). Il successo di Bella Ciao è però certamente legato alla popolare esibizione di Yves Montand al Festival di Spoleto del 1964 (mille novecento sessanta quattro). In questa edizione, infatti, il grande cantautore francese consacra questa canzone alla storia e regala al pezzo la fama nazionale e internazionale.

  Anche il grande giornalista Giorgio Bocca, ex partigiano e importante storico della Resistenza, ha confermato pubblicamente questa idea con la sua autorevole testimonianza:

“Nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare Bella ciao, è stata un’invenzione del Festival di Spoleto”.

  Dopo questo evento, infatti, la canzone si trasforma in un simbolo del movimento partigiano, supera i confini nazionali e diventa un inno universale di resistenza e libertà.

Grazie!

  A tutti coloro che hanno dato la vita per liberare il Paese dall’incubo delle dittature, mettere fine a una guerra terribile, dare nuova speranza agli italiani e assicurare un futuro democratico alla nostra bella Italia.

 

Buon 25 Aprile

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