Festivalbar: la colonna sonora dell’estate italiana
«L’estate, in Italia, non cominciava con il calendario. Cominciava con il Festivalbar.»
Immaginate una piazza italiana in una sera di luglio. L’aria è calda, a volte afosa, un fiume di gente riempie ogni angolo e le voci coprono ogni rumore. Poi, all’improvviso, si spengono le luci, si fa il silenzio, arrivano le prime note, esplode l’urlo di migliaia di persone che alzano le mani verso un palco illuminato e iniziano a cantare tutte insieme la stessa canzone. Per più di quarant’anni, questa scena si è ripetuta ogni estate, in ogni angolo d’Italia. Si chiamava Festivalbar, e per gli italiani non era solo un programma televisivo: era l’estate stessa.
Che cos’era il Festivalbar?
Il Festivalbar era una manifestazione musicale itinerante che si è svolta ogni estate dal 1964 al 2007: una gara tra canzoni per eleggere il tormentone dell’estate, la più amata e ascoltata della stagione. Per tutta l’estate il festival viaggiava di piazza in piazza, con concerti in televisione, fino alla finale di settembre nella splendida cornice dell’Arena di Verona. Se non siete italiani, pensatela così: il Festivalbar stava all’estate come il Festival di Sanremo sta all’inverno, il suo gemello solare e spensierato. Ogni Paese ha i suoi riti musicali collettivi — pensate all’Eurovision — ma il Festivalbar aveva qualcosa di unico: non lo guardavi soltanto, lo vivevi. Usciva dalle finestre aperte, dalle radio delle spiagge, dai jukebox dei bar.
- Il tormentone (estivo): una canzone che si sente ovunque, in continuazione, durante l’estate. Deriva dal verbo «tormentare»: ti entra in testa e non se ne va più!
- Itinerante: che si sposta di luogo in luogo, che viaggia.
- La cornice: qui in senso figurato, indica il luogo o l’ambiente che «incornicia» un evento. «Nella splendida cornice dell’Arena di Verona» è un’espressione tipica della TV italiana.
La storia: dal jukebox all’Arena di Verona
La genesi: un’idea nata al bar
Tutto comincia nel 1964, da un’intuizione dell’autore televisivo Vittorio Salvetti. All’epoca gli italiani ascoltavano la musica soprattutto al bar, grazie ai jukebox: si inseriva un gettone e si sceglieva una canzone. Salvetti ebbe un’idea rivoluzionaria: usare proprio i jukebox per misurare i gusti del pubblico, applicando a ogni apparecchio un contatore. Alla fine dell’estate, la canzone più «gettonata» d’Italia vinceva. Ecco spiegato anche il nome: Festival + bar, il festival che nasceva letteralmente nei bar italiani.
- Gettonare / gettonato: parola nata proprio grazie al Festivalbar! Il «gettone» era la moneta speciale del jukebox. Oggi «gettonato» significa «molto richiesto, molto popolare»: «È il ristorante più gettonato della città.»
L’inventore e «patron» del Festivalbar, che condusse per venti edizioni. Negli anni Settanta organizzò anche alcune edizioni del Festival di Sanremo: per un periodo, l’uomo più importante della musica italiana in TV era lui.
Dagli esordi agli anni d’oro
La prima finale del 1964 è un esperimento, ma il successo è immediato: dal 1967 diventa una serata televisiva della Rai. Per anni si tiene ad Asiago, poi nel 1975 trasloca all’Arena di Verona, l’anfiteatro romano che ne diventerà la casa storica. La vera svolta arriva nel 1983, quando il festival passa alla televisione commerciale (prima Canale 5, poi Italia 1) e diventa itinerante: ogni settimana una piazza diversa, da Lignano Sabbiadoro a Piazza del Plebiscito a Napoli. Gli anni Novanta e i primi Duemila sono l’epoca d’oro: milioni di spettatori, grandi artisti italiani e star internazionali, e conduttori diventati poi famosissimi come Fiorello, Amadeus, Alessia Marcuzzi e Michelle Hunziker. Poi il mondo cambia: mp3 e streaming, sponsor in calo, e il festival entra in crisi. Nel 2007 va in onda la quarantaquattresima e ultima edizione, vinta dai Negramaro: quella sera, all’Arena, l’estate italiana perdeva la sua colonna sonora ufficiale.
Un anfiteatro romano del I secolo, ancora oggi usato per concerti e opere liriche. Vedere un cantante pop esibirsi in un monumento di duemila anni: anche questo era il fascino del Festivalbar.
Momenti, artisti e canzoni entrati nella leggenda
Il re dell’estate e le star venute da lontano
Se chiedete a un italiano chi sia il re del Festivalbar, la risposta è una sola: Vasco Rossi. Il rocker di Zocca è l’unico ad aver vinto tre edizioni (1983, 1993 e 2001), e il suo rapporto con il festival dell’estate era una storia d’amore ricambiata. Ma quel palco ha sempre avuto anche una sorprendente vocazione internazionale, spesso in anticipo sui tempi: nel 1978 una giovanissima Kate Bush, praticamente sconosciuta in Italia, vinse con Wuthering Heights e una performance di danza che lasciò il pubblico a bocca aperta. Anni dopo sarebbe toccato agli Oasis, che nel 1996 mandarono in delirio le piazze con Wonderwall, a una Britney Spears appena diciassettenne con …Baby One More Time (1999) e perfino a una Rihanna agli esordi (2006): moltissimi italiani hanno conosciuto queste future star mondiali proprio lì, in una piazza, in una sera d’estate.
🔗 Vasco Rossi su Wikipedia
Un abito da sposa e la consacrazione dei Lunapop
Ma il Festivalbar sapeva anche emozionare. Nel 1982 Loredana Bertè si presentò sul palco vestita da sposa per cantare Non sono una signora: un’immagine potentissima, entrata per sempre nell’iconografia della musica italiana. E nel 2000 il festival consacrò i Lunapop di un giovanissimo Cesare Cremonini, con le loro hit sulla Vespa e sulla leggerezza dei vent’anni.
- A bocca aperta: sbalorditi, pieni di meraviglia. «La performance lasciò tutti a bocca aperta.»
- Mandare in delirio: entusiasmare al massimo. «Il cantante ha mandato in delirio i fan.»
L’impatto culturale: molto più di un programma TV
Un rito collettivo che segnava il tempo
Perché il Festivalbar è così importante per capire l’Italia? Perché era un rito collettivo. Segnava il tempo: la prima puntata annunciava l’inizio dell’estate, la finale all’Arena, a settembre, ne decretava malinconicamente la fine, insieme al ritorno a scuola. Per generazioni di italiani, il Festivalbar significa i primi amori, le vacanze al mare, le serate con gli amici «del muretto», i compiti delle vacanze fatti all’ultimo momento davanti alla finale.
Un’eredità nella lingua e nel costume
Il festival ha anche plasmato la lingua e il costume: ha reso popolare la parola «gettonato», ha trasformato il «tormentone estivo» in una vera istituzione nazionale, e ha regalato all’Italia l’idea che ogni estate meriti la sua canzone ufficiale. Ancora oggi, quando a giugno esplode una hit, gli italiani dicono: «Questa avrebbe vinto il Festivalbar.»
Tornerà mai?
Da quando ha chiuso, non passa estate senza che qualcuno ne invochi il ritorno, tra articoli e gruppi social nostalgici. I programmi musicali estivi di oggi ne raccolgono in parte l’eredità, senza però riuscire a replicarne la magia. Il marchio appartiene ancora ad Andrea Salvetti: molti sognano un’edizione celebrativa, altri pensano che sia meglio lasciare il Festivalbar dov’è, nel ricordo.
E nel vostro Paese?
E voi? Nel vostro Paese esiste (o è esistito) qualcosa di simile al Festivalbar, un evento musicale capace di unire tutti? Raccontatecelo nei commenti: siamo curiosi di scoprire la «canzone dell’estate» del mondo intero. 🎶
🔗 Festivalbar su Wikipedia — la storia completa, edizione per edizione, con tutti i vincitori dal 1964 al 2007.