Uno, nessuno, Pirandello!

 

 

 

“Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.”

  Oggi ricorre l’anniversario della nascita di uno dei più grandi protagonisti della storia culturale del nostro paese. Il 28 (ventotto) giugno del 1867 (mille ottocento sessanta sette) ad Agrigento nasce Luigi Pirandello, vero genio della letteratura italiana e internazionale. Il famoso drammaturgo, scrittore e poeta italiano, infatti, è stato insignito del prestigioso Premio Nobel per la letteratura nel 1934 (mille novecento trenta quattro) in riconoscimento al suo importante contributo nell’innovazione del racconto teatrale. Pirandello è considerato uno dei massimi autori teatrali del XX (ventesimo) secolo.

   Il famoso scrittore nasce in una famiglia borghese siciliana e sembra destinato a una carriera da imprenditore nella compagnia di proprietà del padre, attiva nel commercio e nell’estrazione dello zolfo. Luigi, però, dopo un breve periodo di lavoro nell’azienda di famiglia decide di seguire le sue passioni e dedicare la sua vita allo studio e alla letteratura. Il giovane Pirandello inizia quindi a frequentare l’università a Palermo e poco dopo si trasferisce a Roma. Nella capitale le cose non vanno bene, dopo pochi mesi, infatti, il giovane studente litiga con il rettore dell’università ed è costretto a trasferirsi di nuovo per completare i suoi studi a Bonn, nella lontana Germania.

  Pirandello torna ad Agrigento dopo aver completato i suoi studi e nel 1894 (mille ottocento novanta quattro) sposa Maria Antonietta Portulano, la figlia di un socio in affari del padre. Luigi e la sua nuova moglie godono di un’ottima sicurezza economica che gli permette di trascorrere una vita agiata e di trasferirsi a Roma. Nel 1897 (mille ottocento novanta sette) lo scrittore diventa anche insegnante presso l’Istituto superiore di magistero femminile.

  La moglie di Pirandello era molto gelosa e non amava il lavoro del marito come professore in un istituto femminile, ma la vita della coppia sembra scorrere serena fino al 1903 (mille novecento tre) quando la miniera di zolfo di famiglia viene distrutta da un allagamento. I due coniugi perdono tutti i loro risparmi con il fallimento di questa attività. Per fortuna la coppia poteva contare ancora sul modesto stipendio di insegnante e sulle lezioni private di italiano e tedesco.

  Nel 1904 (mille novecento quattro), in mezzo a tutte questa difficoltà, arriva il primo successo nella letteratura con il romanzo “Il fu Mattia Pascal”. Il libro ottiene un buon successo tra i lettori ma non trova ancora molta considerazione dalla critica. E’ solo l’inizio di una grande carriera. Nel 1909 (mille novecento nove) l’autore siciliano inizia a collaborare con il Corriere della Sera.

  Nel decennio successivo lo scrittore è sempre più impegnato nel mondo del teatro ma arrivano anche molti dispiaceri nella vita familiare. Suo figlio maggiore torna dalla prima guerra mondiale con gravi ferite e nel frattempo la gelosia della moglie peggiora in modo drammatico fino a diventare patologica. Nel 1919 (mille novecento diciannove) Pirandello è costretto a far ricoverare la moglie in un ospedale psichiatrico a Roma. La povera donna resta in questa clinica per quarant’anni, fino alla sua morte nel 1959 (mille novecento cinquanta nove). I problemi della moglie lo incoraggiano allo studio della psicologia e della psicoanalisi, due discipline che influenzano molto i temi dei suoi scritti e sono presenti in diverse opere importanti. 

Eduardo De Filippo e Pirandello

  Nel 1921 (mille novecento ventuno) l’autore porta in scena l’opera teatrale “Sei personaggi in cerca d’autore” al Teatro Valle di Roma. E’ uno dei suoi più grandi capolavori ma il pubblico lo accoglie come un fiasco e alla fine della rappresentazione le persone reagiscono con fischi e insulti. Il grande drammaturgo non si lascia scoraggiare e continua a impegnarsi nel teatro dove ottiene le soddisfazioni più grandi.

  Il meritato successo non si fa attendere e negli  anni seguenti l’artista scrive opere importantissime per la letteratura italiana. L’“Enrico IV”, “L’uomo dal fiore in bocca”, “Così è (se vi pare)”, “Uno, nessuno e centomila” sono alcuni dei lavori più importanti della sua produzione artistica.

  Lo scrittore è stato spesso criticato per la sua adesione al fascismo, forse l’unica ombra nella storia della sua vita. Pirandello entra nel partito fascista nel 1924 (mille novecento venti quattro), l’anno del terribile delitto Matteotti con cui Mussolini mostra la sua vera natura autoritaria e violenta. L’autore siciliano si avvicina al regime proprio quando molti intellettuali prendono le distanze dal duce.

  Per la maggior parte dei critici non esiste una vera vicinanza ideologica con Mussolini ma solo la condivisione di alcuni valori comuni come il patriottismo. Per qualcuno si tratta addirittura di una scelta di natura utilitaristica, vantaggiosa per la possibilità di ottenere fondi con cui finanziare la sua nuova compagnia teatrale. Lo scrittore, comunque, mantiene spesso una posizione critica nei confronti del partito e della sua azione politica, la sua adesione non è totale e non è considerato un vero e proprio intellettuale fascista come altri suoi colleghi.

  Il 1934 (mille novecento trenta quattro) per il drammaturgo è l’anno della consacrazione definitiva con la vittoria del Premio Nobel “per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”. Il 10 (dieci) dicembre 1936 (mille novecento trenta sei), due anni dopo il conseguimento di questo importante riconoscimento internazionale, Luigi Pirandello muore di polmonite a Roma e lascia incompiuta  la sua ultima opera teatrale “I giganti della montagna”.

  Nonostante le ombre del periodo fascista, Pirandello rappresenta uno dei massimi autori italiani. La sua opera è assolutamente nuova nel panorama letterario del suo tempo e per questo è considerata rivoluzionaria e fondamentale nella nostra cultura. Luigi Pirandello è insomma un gigante della letteratura italiana.

“Nulla è più complicato della sincerità.”

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