Il bandito Giuliano

  Il 5 (cinque) luglio 1950 (mille novecento cinquanta) muore Salvatore Giuliano, il “Re di Montelepre”, il più popolare bandito siciliano del ‘900 (novecento), fra i più famosi briganti italiani. La sua vita e la sua fine sono ancora oggi avvolte in un alone di mistero come molte altre vicende italiane.

Salvatore Giuliano - Foto di Antonio Albanesi

  Turiddu nasce il 16 (sedici) novembre 1922 (mille novecento venti due) nella piccola città di Montelepre in provincia di Palermo. I suoi genitori sono dei contadini e sono i proprietari di alcuni terreni. Tutta la famiglia si dedica al lavoro nei campi e il piccolo Turiddu inizia a lavorare in campagna insieme ai genitori dopo la fine della terza elementare. Il bambino fa il suo dovere per aiutare la famiglia ma continua a studiare grazie all’aiuto del prete del paese e di un suo ex insegnante.

  La vita criminale del giovane Salvatore inizia nel settembre del 1943 (mille novecento quaranta tre), durante l’occupazione alleata in Sicilia. Il 2 (due) settembre, infatti, i carabinieri fermano Giuliano mentre trasporta alcune merci di contrabbando ma il giovane reagisce e, per sfuggire alle forze dell’ordine, uccide con una pistola il giovane carabiniere Antonio Mancino e ferisce gravemente l’appuntato Renato Rocchi. E’ solo l’inizio di una carriera da criminale passata in latitanza. Giuliano riesce a fuggire ma è ormai ricercato per reati molto gravi ed è costretto a darsi alla macchia.

  Nel 1944 (mille novecento quaranta quattro) Turiddu fa evadere dal carcere molti suoi parenti e amici per creare una sua banda criminale. Il giovane diventa il capo di questo gruppo e si dedica alle rapine e ai sequestri di persona, con lo scopo di estorcere denaro alle ricche famiglie della sua zona. Il bandito diventa sempre più freddo e spietato e non ha esitazioni a eliminare in modo violento i suoi avversari. Secondo le stime ufficiali le vittime della banda Giuliano sono circa 430 (quattrocento trenta), tutte causate dalle attività del brigante siciliano e dei suoi complici.

  Il feroce bandito mantiene rapporti con molti gruppi criminali diversi e non è mai completamente chiara la complessa rete di collegamenti e conoscenze con altre pericolose organizzazioni. Per molti Giuliano è un “uomo d’onore” che svolge le sue attività con il supporto e l’autorizzazione di altri importanti boss mafiosi, per altri Turiddu è un combattente del Movimento Indipendentista Siciliano e per tanti il “Re di Montelepre” è semplicemente un comune criminale, alleato con gruppi diversi in base alle sue necessità e solo per ragioni di interesse personale.

  Nel 1945 (mille novecento quaranta cinque) il bandito incontra alcuni capi del Movimento Indipendentista Siciliano e decide di aiutare la loro causa. Giuliano entra a far parte dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, ottiene il grado di colonnello e inizia una serie di azioni contro le autorità italiane. La banda Giuliano mette a segno molte imboscate e assalti a diverse caserme dei Carabinieri e la propaganda del movimento indipendentista trasforma il famoso brigante in una specie di eroe buono che combatte il governo italiano per restituire la libertà al popolo siciliano.

 La fama di Giuliano cresce insieme al numero delle sue gesta criminali. I quotidiani parlano spesso di lui al punto che l’inviata svedese Maria Cyliacus intervista molte volte il bandito nei suoi nascondigli segreti per scrivere diversi articoli sulla vita criminale di Turiddu. In molti sono convinti dell’esistenza di una relazione sentimentale tra Giuliano e la giornalista scandinava ma in realtà la donna è Maria Lamby Karintelka, una spia della CIA incaricata di mantenere rapporti con il bandito.

  Nel 1946 (mille novecento quaranta sei) la Sicilia diventa una Regione a Statuto Speciale e ottiene una maggiore autonomia dal governo di Roma. Dopo questa svolta il Movimento Indipendentista Siciliano diventa un partito ufficiale e molti separatisti lasciano la banda di Giuliano per l’attività politica alla luce del sole. L’immagine del bandito nell’opinione pubblica cambia di nuovo e le sue azioni sono nuovamente descritte sui giornali come crimini comuni. Questo cambiamento nella situazione politica trasforma Turiddu in un personaggio fastidioso per la battaglia politica degli indipendentisti e rende il criminale sempre più isolato.

  E’ difficile capire l’attività di Giuliano nella complicata realtà siciliana di questo periodo, in cui diverse forze si alleano e si scontrano per cercare di ottenere importanza e potere. La mancanza di un riferimento preciso nel contesto politico e criminale è forse la motivazione che spinge il bandito ad azioni difficili da comprendere.

  Durante la primavera del 1947 (mille novecento quaranta sette), per esempio, concede un’intervista al giornalista americano Michael Stern in un rifugio sulle montagne vicino a Montelepre. Alla fine dell’incontro Giuliano consegna a Stern una lettera per il presidente Harry Truman in cui chiede armi e soldi necessari ad ottenere l’indipendenza della Sicilia e a realizzare il bizzarro progetto di trasformare l’isola in un nuovo stato degli USA. 

Il memoriale di Portella della Ginestra - Foto di Davide Mauro

   Il 1° (primo) maggio del 1947 (mille novecento quarantasette) il bandito commette però un grave errore perché decide di compiere un’azione incredibilmente violenta. Nel giorno della festa del lavoro, infatti, circa duemila operai e contadini si riuniscono a Portella della Ginestra per festeggiare gli ottimi risultati del PSI (Partito Socialista Italiano) e del PCI (Partito Comunista Italiano) alle ultime elezioni politiche. La banda Giuliano si presenta alla pacifica celebrazione e inizia a sparare a caso in mezzo alla gente per ben 15 (quindici) minuti. I banditi uccidono 11 (undici) persone e causano 27 (ventisette) feriti tra la folla di poveri e innocenti lavoratori.

  Nelle settimane successive il bandito distrugge diverse sedi del PCI dei paesi vicini e lascia volantini con la sua firma in cui invita la popolazione a ribellarsi all’avanzata dei movimenti comunisti. E’ solo un disperato tentativo di associare il suo nome alla lotta contro il comunismo in Italia per provare a guadagnare l’appoggio delle altre forze politiche del paese.

  L’azione violenta di Portella della Ginestra cambia completamente l’opinione delle persone sul brigante. La violenza e la ferocia di questo crimine è incredibile. Per tutti quanti Giuliano è ormai solo un pazzo sanguinario che uccide contadini innocenti, un’immagine molto lontana dall’idea di eroe dell’indipendenza siciliana. La gente non è più dalla sua parte e il criminale capisce di essere sempre più solo, un personaggio scomodo per tutti i suoi vecchi amici.

  Salvatore Giuliano a questo punto inizia a fare dichiarazioni pubbliche su suoi rapporti e contatti con importanti personaggi di potere della Democrazia Cristiana, forse per garantire a se stesso e alla sua banda la sopravvivenza. Nel 1949 (mille novencento quaranta nove) commette altre due importanti stragi simili a Portella della Ginestra per continuare il suo folle progetto di farsi credere un combattente contro il comunismo. Nelle sue azioni, però, perdono la vita anche molti carabinieri e il governo italiano decide di mettere fine alle imprese di questo pericoloso criminale fuori controllo.

  La vita di Giuliano diventa quindi molto difficile senza l’appoggio della popolazione e con il colonnello Luca  alle sue calcagna. Gli uomini del colonnello provano in ogni modo a cercare informazioni sul bandito e non esitano a chiedere anche l’aiuto della mafia. Il criminale ha ormai i giorni contati.

  Il 5 (cinque) luglio 1950 (mille novecento cinquanta) , infatti, Turiddu viene trovato morto a Castelvetrano. I rapporti ufficiali raccontano dell’uccisione di Giuliano durante un conflitto a fuoco con i carabinieri ma i dubbi su questa versione dei fatti sono molti e in realtà si conosce poco della vera storia sulla sua morte.

  In realtà i dubbi sono molti anche su diverse azioni criminali commesse e sui numerosi e importanti rapporti di questo terribile criminale. Ci sono pareri diversi sul suo coinvolgimento in molti fatti di sangue e molte domande sulla sua rete di collegamenti con la mafia, con importanti politici italiani e con organizzazioni governative italiane e straniere. La verità sul bandito Giuliano è solo un altro dei tanti misteri irrisolti nella storia del BelPaese.

  Finisce così, a soli 27 (ventisette) anni, la vita e la carriera criminale del “Re di Montelepre”, il più famoso e temibile brigante siciliano.

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