Il signor G, storia del corsaro Giorgio

Ma io ti voglio dire che non è mai finita,  che tutto quel che accade fa parte della vita. 

  Il 25 gennaio del 1939 (mille novecento trenta nove) nasce a Milano Giorgio Gaberščik, meglio conosciuto con il popolare nome d’arte di Giorgio Gaber. Gaber è uno dei personaggi più importanti e più amati della cultura italiana del secondo dopoguerra. Cantautore, chitarrista, scrittore, regista teatrale e attore, queste sono solo alcune delle attività in cui questo incredibile artista è riuscito ad eccellere.

  Gaber nasce in una famiglia piccolo borghese e inizia a suonare la chitarra sin da bambino, a causa o forse grazie ad alcuni problemi di salute. Il piccolo Giorgio, infatti, si ammala due volte di poliomielite durante la sua infanzia. La malattia causa una leggera paralisi al braccio e alla mano sinistra e rende necessario un costante esercizio per recuperare la completa capacità di movimento. Il padre Guido a questo punto trova un modo per trasformare l’esercizio in un’attività più piacevole e divertente. Guido, infatti, regala al piccolo Giorgio una chitarra con cui può esercitare le sue dita senza annoiarsi e senza la sensazione di essere costretto.

  La sua riabilitazione diventa quindi un gioco e, grazie all’aiuto del fratello maggiore Marcello, Gaber impara presto a suonare lo strumento. L’idea del padre Guido si rivela geniale sia da un punto di vista medico che da un punto di vista artistico, visti i buoni risultati del figlio nello studio della chitarra. I problemi di salute con la poliomielite, quindi, hanno influenzato l’intera vita dell’artista in modo importante. Nelle sue interviste, infatti, Giorgio ha detto più volte “tutta la mia carriera nasce da questa malattia”.

  E la carriera professionale di Gaber inizia nel 1954 (mille novecento cinquanta quattro) con il gruppo Ghigo e gli arrabbiati. In questo periodo l’artista si esibisce ancora con il suo vero cognome e si presenta come Gaberscik. Dopo circa due anni insieme a Ghigo Agosti arriva l’incontro fondamentale con Adriano Celentano. Gaber entra nel gruppo Rock Boys in cui conosce anche il suo amico di una vita, Enzo Jannacci. Poco dopo Giorgio conosce a Milano anche Luigi Tenco, un altro importantissimo cantautore italiano, e, insieme a lui e a Jannacci, fonda il suo primo gruppo musicale con il nome Rocky Mountains Old Times Stompers. Tra i tre nasce una grande amicizia e un’importante collaborazione artistica.

  Nel 1958 (mille novecento cinquanta otto) si iscrive all’Università Bocconi di Milano, ma non lascia la carriera da musicista. Gaber paga i suoi studi con le esibizioni insieme al suo gruppo in molti locali della città. In questi anni il musicista ottiene anche un contratto con la famosa casa editrice musicale Ricordi, con cui pubblica i suoi primi 45 giri e inizia la sua attività da solista. Sulla copertina dei dischi compare per la prima volta il suo nome artistico Giorgio Gaber

Giorgio Gaber insieme all'amico Enzo Jannacci: I Due Corsari

  La sua vita artistica in questa fase inizia a diventare più intensa e ricca di collaborazioni. Nel 1959 (mille novecento cinquanta nove) Gaber e Jannacci formano il duo “I due Corsari” e incidono diversi singoli di successo che entrano nella storia della musica italiana e diventano dei veri cavalli di battaglia dei due grandi artisti. “Una fetta di limone” e “Tintarella di luna”, per esempio, sono brani che fanno parte della cultura musicale di ogni generazione di italiani.

  Sono anni molto attivi per Gaber in cui è spesso in televisione insieme ad altri grandi artisti dell’epoca come Mina o Celentano. Il meritato successo arriva finalmente nel 1960 (mille novecento sessanta) con il singolo “Non arrossire” che gli regala una grande popolarità e da inizio a un sodalizio artistico con lo scrittore Umberto Simonetta. Nello stesso anno esce anche una delle canzoni più famose della sua carriera, “La ballata del Cerutti”.

  Gli anni sessanta portano molte soddisfazioni e molti successi. Giorgio Gaber partecipa a quattro edizioni del Festival di Sanremo, ma anche a molte altre trasmissioni televisive, qualche volta è lui stesso a ideare e presentare i suoi programmi in TV. Gli anni sessanta portano soddisfazione anche nella vita personale e sono gli anni in cui nasce la sua famiglia. Nel 1965 (mille novecento sessanta cinque), infatti, Giorgio sposa Ombretta Colli e nel 1966 (mille novecento sessanta sei) nasce la loro unica figlia, Dahlia Deborah, o semplicemente Dalia.

  Negli anni settanta la vita artistica di Gaber cambia profondamente. L’artista decide di rinunciare al suo grande successo in TV per dedicarsi al teatro. L’ultimo programma televisivo viene trasmesso nel 1970 (mille novecento settanta), è un varietà del sabato sera e si intitola: E noi qui. Dopo quest’ultima trasmissione abbandona la televisione e inizia una nuova carriera in teatro con il suo progetto del Teatro Canzone, che diventa una vera e propria forma d’arte utilizzata da altri artisti negli anni successivi. Nasce il “Signor G”, il nuovo personaggio dell’artista necessario per l’inizio del suo nuovo percorso e completamente diverso dal Gaber della TV.

  E’ l’inizio di un periodo storico molto importante per l’artista ma anche per il mondo del  teatro italiano. Gaber inventa un nuovo genere e il Signor G rappresenta un’enorme novità rispetto alla tradizione artistica del nostro paese. G porta la sua musica a teatro e la usa in ogni spettacolo per sviluppare un tema fondamentale, un’idea da affrontare davanti al suo pubblico attraverso le canzoni scritte apposta per lo scopo.

  Ma la musica non è l’unica protagonista. Una parte fondamentale dell’idea di Teatro Canzone sono anche monologhi e racconti in cui l’artista si esibisce come attore. Gaber scrive e recita questi testi per completare la sua opera e non solo per riempire gli spazi senza musica. Il loro scopo, infatti, è integrare i testi delle canzoni per sviluppare meglio il tema dello spettacolo e offrire un’esperienza più complessa. Si tratta di una forma ibrida di spettacolo, nuova in quel periodo, in cui il pensiero del Signor G si esprime attraverso forme artistiche diverse.

  Canzoni, monologhi e racconti possono esistere da soli ma diventano una cosa sola nello spettacolo. Sono legati insieme da un filo conduttore e raccontano al pubblico il pensiero del signor G, una persona comune con tutte le sue domande, i suoi dubbi, le sue debolezze e i suoi dolori. L’intera esibizione è quindi una sequenza di musica e recitazione i cui G recita la parte di se stesso e non di un personaggio di fantasia.

  Si tratta di un’idea ambiziosa e rivoluzionaria ma ottiene un grande successo e convince tutti. La casa discografica Carosello pubblica per Gaber le registrazioni delle sue esibizioni in teatro e anche gli album musicali registrati in studio con le canzoni scritte per gli spettacoli.

  Sono anni di grande popolarità in cui Gaber colleziona successo dopo successo dal 1970 (mille novecento settanta) fino al 2000 (duemila), anno della fine dell’ultima tournée. Dal primo spettacolo, Il signor G, fino all’ultimo, Un’idiozia conquistata a fatica, l’artista conquista il pubblico e la critica e diventa un importante punto di riferimento nel panorama artistico italiano.

  La carriera del grande Giorgio Gaber si ferma purtroppo solo a causa dalle sue condizioni di salute. Dal 1997 (mille novecento novanta sette), infatti, l’artista ha iniziato il suo lungo calvario e la sua lunga lotta contro il cancro ai polmoni. Nel 2000 (duemila), ad esempio, deve interrompere le repliche dello spettacolo Un’idiozia conquistata a fatica a causa delle sue pessime condizioni di salute.

  Nel 2001 (duemila uno) G regala al pubblico la sua ultima apparizione in televisione in due puntate dello spettacolo 125 milioni di caz..te, del suo grande amico Adriano Celentano. In una delle due serate del programma l’artista si esibisce insieme a Celentano, Antonio Albanese, Dario Fo e Jannacci. Tutti e cinque cantano insieme la famosa canzone “Ho visto un re” di Fo e Jannacci. L’intera esibizione di questi artisti eccezionali ottiene un incredibile successo ed entra nella storia della TV italiana.

 

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono

 

   Il successo di quella serata regala grande entusiasmo a Giorgio. L’artista decide di iniziare un nuovo progetto, il suo ultimo. Purtroppo Gaber non riesce ad assistere alla pubblicazione del suo lavoro. Il Signor G, infatti, si spegne a 64 (sessanta quattro) anni nel pomeriggio del 1° (primo) gennaio 2003 (duemila tre) e Io non mi sento italiano, la sua ultima fatica discografica, esce postumo poche settimane dopo, il 24 (ventiquattro) gennaio 2003 (duemila tre), un giorno prima del suo compleanno.

  Dopo la sua morte, in sua memoria, nasce la “Fondazione Giorgio Gaber” e dal 2004 (duemila quattro), sempre in suo onore, ogni anno si svolge il Festival teatro canzone Giorgio Gaber per dare spazio a tutti gli artisti che proseguono il suo percorso in questo innovativo genere teatrale. Il suo stile genuino, autentico, senza pudori e compromessi è inconfondibile e ha reso Gaber un personaggio unico e irripetibile nel mondo del teatro e della musica italiani.

  Il 25 gennaio 2022, nell’anniversario della sua nascita, Google dedica al popolare artista un doodle per celebrare il suo grande talento.

  Il genio di questo straordinario artista ha prodotto un’incredibile quantità di materiale di grande valore e ha ispirato intere generazioni di artisti degli anni successivi. Tutta la sua produzione artistica è infatti ancora oggi attuale e vitale. Gaber è certamente uno dei Mostri Sacri di cui spesso parliamo in queste pagine ed è ovviamente a pieno titolo nell’Olimpo degli Eccellenti di iSpeakItaliano.it.

Ci manchi molto Signor G. 

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